utente: TesiPatafisiche

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TesiPatafisiche Da bambino l'EsuLamentatore g diceva di me:
"(...) passo sempre pomeriggi incredibili a casa del Professore. E lui dice che sono il suo migliore allievo perché non ho paura dei pensieri. Io mica lo so se è vero, ma è vero che a me piace tutto di casa sua. A parte la governante.
Mi piace soprattutto lo stanzone-studio che sembra fatto di libri per quanti ce ne sono in giro. E mi piacciono tutte le cianfrusaglie che ci sono e che lui chiama i miei strumenti. Ma la cosa che mi piace di più è che si può toccare tutto. Proprio il contrario di casa mia.
Il Professore è un po’ maldestro e a volte urta gli strumenti e li rompe. Ma lui dice che non sono rotti, hanno soltanto assunto una nuova forma e bisogna capire a cosa servono ora.
Quando pensa intensamente a qualcosa, gli occhi gli si rimpiccioliscono e la fronte si accartoccia e si colora di viola. E sbuffa tutto intorno come una locomotiva. Ma quando trova le soluzioni fa un sorriso che gli stira tutta la faccia. Anche se lui dice che le soluzioni sono sempre temporanee e parziali perché i quesiti sono sempre troppo complessi.
Ai miei genitori fa piacere che io vada spesso dal Professore. Sempre meglio che stare per strada.
E poi col Professore corro il rischio di imparare qualcosa, dicono.
Ma loro non sanno neanche di cosa si occupi di preciso.
Io invece lo so. Sulla porta c’è scritto: Professor Ulrico Brücke – Patafisico. Quando ho chiesto a mio padre cosa fosse la Patafisica mi ha risposto che la Patafisica non esiste e che avevo sicuramente letto male.
Ecco questa è la differenza principale tra mio padre e il Professore. Quando mio padre non sa qualcosa, dice che non esiste. Quando il Professore non sa qualcosa, dice che bisogna impararla e poi immaginarla. Quindi prende uno dei libri sullo scaffale della “Parete delle fonti” e la cerca, la trova, la legge, chiude il libro, ne prende uno dallo scaffale della “Parete delle opere” e comincia a scriverci dentro. Nei libri del primo scaffale ci sono tutte le cose conosciute, in quelli del secondo ci sono tutte quelle ignorate o da pensare ancora e quelle immaginate. Il Professore dice che non ci sono cose che esistono o non esistono, ci sono solo cose pensate e non pensate. E che per una cosa imparata c’è ne sono almeno mille da immaginare, e che per ogni problema c’è una soluzione normale e infinite soluzioni immaginarie. Lui si prende cura delle soluzioni immaginarie che trova. E le collega tutte tra loro perché dice che le cose stanno meglio vicine e mischiate che separate. Per questo dopo aver letto dal primo libro scrive sul secondo, che ha tante pagine bianche come tutti gli altri libri della “Parete delle Opere”.
Avvicinare le soluzioni è la cosa più difficile, ma lui dice di avere un vantaggio nel cognome che vuol dire ponte in tedesco. E i tedeschi li fanno bene i ponti.(...)"







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