utente: giovi68

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giovi68 Estate 1968. È questo è il mio punto di partenza.
Negli anni ‘70, mentre l’Italia faceva il suo ingresso in Europa con i movimenti per i diritti civili (obiezione di coscienza, divorzio, aborto), io frequentavo – bambino- una scuola di suore belghe. Negli anni ‘80, mentre il debito pubblico cominciava a divorare le prospettive delle generazioni future, io mi recavo – titubante e indeciso – per la prima volta al voto. Negli anni ‘90, quando prima Tangentopoli e poi Berlusconi occupavano la scena politica, io studiavo sociologia a via Salaria (dove ho ritrovato il piacere di studiare, un ambiente stimolante e, soprattutto, la mia futura compagna di vita).
Sono cresciuto con il desiderio di diventare un giornalista prima, un ricercatore poi. Avevo la speranza di trovare un lavoro che mi piacesse, all’inizio; poi, che fosse almeno un minimo utile al prossimo; alla fine di trovare.....un lavoro, qualunque esso fosse. Così ho fatto il fattorino, babbo natale, l’animatore, l’operatore nei call center, l’intervistatore, il postino.....
Dopo la laurea in sociologia, ho cominciato a sperimentare la precarietà nel lavoro collaborando con alcuni enti di ricerca, l’università e con il settore giovanile della Federcalcio. Finché non ho vinto un concorso in un ente pubblico, dove tuttora lavoro.
Da ragazzo mi sono impegnato nell’associazionismo cattolico (scout, caritas).Ciò non mi ha impedito di maturare nel corso degli anni una visione critica nei confronti dell’istituzione chiesa cattolica (la curia è uno dei più influenti centri di potere in Italia), in cui ormai non mi riconosco quasi più per i motivi più diversi. Ma anche a capire che le cose spesso non sono tutte bianche o nere, buone o cattive, ma ci sono anche le sfumature, le vie di mezzo. E che le persone sono spesso migliori delle istituzioni di cui fanno parte.
Il punto di arrivo? Non credo esistano definitivi punti di arrivo, ma solo punti di partenza o, quantomeno, di transito. Un transito lungo una vita.

GIOVANNI GIALLOMBARDO







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